Giochi e responsabilità: un’equazione impossibile?

Ieri ho scritto di giochi e scommesse su un altro blog titolando l’articolo “Gioco e giocatori responsabili”. Non immaginavo però che, come ho potuto notare dalla reazione del pubblico lettore, che più del contenuto potesse destare interesse (per qualcuno addirittura, fastidio!) unire insieme le parole “giocatore” e “responsabilità” nella stessa frase che compone il titolo. Le posizioni della opinione pubblica su questo delicato argomento è senz’altro radicale, in un senso o in altro: eppure il gioco è presente in mezzo a noi molto più di quanto non si possa pensare. Mentre mi fermavo per una pausa caffè in un bar di Milano, in uno dei miei tanti viaggi, non potevo non notare l’enorme fila che si snodava al mio fianco in una silenziosa processione verso il banco delle scommesse (lotto e quant’altro). Nella maggior parte dei casi, anziani (o meglio, anziane) con in mano il santino di turno, dai gratta e vinci di vecchia e nuova generazione alla sempre verde estrazione del lotto, con quel 23 malandrino che non ne vuol sapere di uscire.

Eppure oggi parlare di gioco è sconsigliabile, soprattutto perchè chi ascolta si aspetta che tu prenda una posizione netta, che sia essa di condanna o di affermazione; ho notato poi che questo acuirsi della diatriba tra pro e contro si è inasprita alla luce delle politiche di liberalizzazione che ha portato – questo è vero – ad un’inondazione di slot machine in bar e tabacchi oltre che nelle case da gioco. Dico la verità, ho sempre mostrato un certo timore reverenziale verso questo tipo di divertimento che personalmente non ho mai trovato troppo divertente, anche se non biasimo affatto chi lo pratica abitualmente. Ed eccoci alla prima fase critica: l’abitualità. Cosa si intende con essa? E’ sinonimo di sintomo o addirittura di ludopatia, da poco annoverata nel registro delle patologie?

Io credo innanzitutto che bisognerebbe fare una netta distinzione tra malattia e accanimento; tra accanimento e abitudine; tra abitudine e gioco saltuario. Probabilmente quella appena descritta è solo una progressione del medesimo schema, ma che, seppur banalizzando, ci da modo di comprendere come l’equazione gioco=malattia è un po’ troppo azzardata. Inoltre ritengo, forse a torto, che  la personalità psichica innanzitutto di ciascuno è talmente complessa da non poter essere ingabbiata in uno schema preconcettuale: ciascun caso meriterebbe di essere trattato a sè. Un po’ come ha fatto il Trib. di La Spezia assolvendo dai debiti un giocatore incallito. Vedremo dalle motivazioni della sentenza quale strumento di giudizio avranno utilizzato i giudici.

Interessante è infine, lo ribadisco come già affermato nel precedente articolo, l’iniziativa del “Manifesto per la Legalità” dei sindaci della Lombardia per arginare il fenomeno soprattutto in chiave difensiva dei minori. Questa è sicuramente la ragione primaria da far valere: la tutela dell’infanzia e delle fragilità. Agli altri, nei limiti del non patologico, può forse bastare un invito alla responsabilità?

Scritto in: Il Blog di Aira

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