E se fosse la Russia a salvare Cipro?

Tempi duri per oligarchi e avventori dell’isola di Cipro, palcoscenico negli ultimi giorni dell’attenzione mondiale come non accadeva dai tempi dell’invasione turca dell’ormai lontano 1974. Alla luce degli accordi tra la c.d. Troika – ossia FMI, BCE e UE – e il governo cipriota parrebbe infatti che i più colpiti dall’ondata delle imposizioni di Bruxelles saranno proprio gli investimenti russi. E non solo!

Dopo l’iniziale proposta – ormai fortunatamente sventata – di un prelievo forzoso dai conti correnti dei ciprioti, si è giunti a un accordo che almeno nelle intenzioni dovrebbe intaccare le fortune di chi ha usato l’isola (e le sue paradisiache agevolazioni fiscali) come rifugio dall’erario, ossia i patrimoni superiori a 100 mila euro. Una disposizione ben congeniata, si dirà; più probabilmente l’unica strada percorribile alla luce di un’Europa sempre più fragile che mostra nei momenti del bisogno la sua faccia più dura. E’ accaduto ad Atene recentemente, ma non ne è stata immune neanche l’Italia che da alcuni anni ormai fonda la sua politica finanziaria su direttive germanocentriche. Così l’Europa scavalca a piè pari governi, popoli e democrazie (vere o presunte) per imporre la propria politica del rigore, antidoto conclamato alla crisi globale.  Non è questo però il contesto in cui ragionare sull’effettività o meno di queste politiche. Mentre è interessante andare a vedere come cambieranno le cose adesso a Cipro e in generale nell’area euro.

Insomma se da un lato è scongiurato il pericolo di un prelievo coatto, dall’altro il rischio sistemico rimane e si estende a questo punto anche ad altri Paesi a rischio dell’Eurozona (Grecia, Portogallo, Spagna). Tutto questo per la rabbia dei vertici russi. Da anni Cipro è divenuta terra di conquista per oligarchi, investitori e faccendieri che spesso dietro la maschera degli uomini d’affari nascondono loschi giri di riciclaggio di denaro per le mafie russe.

Su 70 miliardi di investimenti sull’isola, 9 sembra che giungano da Mosca e dintorni. Dopo la caduta del muro nel 1989, Cipro è diventata una delle mete preferite per i viaggi d’affari di russi con valigie gonfie di denaro – puliti e non –  nonostante le smentite di rito delle autorità locali che da sempre hanno dichiarato l’estraneità dell’isola ai giochi di riciclaggio che la tacciavano quale paradiso fiscale. Di diverso avviso le organizzazioni internazionali come il Gafi che già alla fine degli anni ’90 ammoniva l’isola per il suo scarso impegno nella lotta al riciclaggio. Riecheggiano ancora le recenti parole del Governatore Draghi per cui gli aiuti dell’Europa debbono essere direzionati all’implementazione delle misure antiriciclaggio.

Ma il governo russo appare preoccupato: forse perchè la Russia abbia contribuito nel recente passato (2011) ad elargire sovvenzionamenti al governo cipriota per ben 2.5 mld di euro. Comprensibilmente l’autorità russa avrebbe voluto essere interpellata nel destino di Cipro, se non altro per salvare i miliardi di investimenti già presenti sull’isola. O meglio, al largo dell’isola. Perché oltre a possedere immense ricchezza nei forzieri delle banche ve ne sono altre immense nel sottosuolo, fatti principalmente di gas metano. E non è un caso che su quel gas abbia messo le mani la russa Gazprom che (pare) abbia promesso anch’essa aiuti alle banche pur di continuare le esplorazioni. Senza contare infine gli investimenti illeciti di mafiosi in doppiopetto che fanno affari attraverso le oscure banche cipriote, al riparo da occhi indiscreti e coperti dai bassissimi livelli di tassazione.

Insomma, salvare Cipro può significare dover salvare anche gli investimenti mafiosi (si dice che Cipro abbia conferito la nazionalità a 80 oligarchi russi..) il tutto imponendo sacrifici enormi alla popolazione – che come solito poco ha a che fare con i giochi di potere -, innalzando lo spread, dissanguando le casse pubbliche e facendo perdere credibilità al sistema snaturando il senso stesso dell’Europa.

Insomma, cari Governanti e strenui sostenitori dell’Europa unita: con tutto il rispetto, davvero non era questa l’Europa che sognavamo.

 

Mirko Barbetti

Twitter @MirkoBarbetti

 

Scritto in: Antiriciclaggio, Il Blog di Aira

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