Euro a picco

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Ci avevano sempre intimorito dicendoci che se l’Italia avesse lasciato l’Euro la Lira sarebbe caduta in una svalutazione pari al 40%. Ebbene ad oggi il calo da maggio 2014 della Moneta Unica nei confronti del Dollaro è pari al 24%, ossia non tanto distante da quei parametri ipotetici, tutti ovviamente da sperimentare.

Questo per dire che già da tempo l’Europa necessitava di una svalutazione per ritornare competitiva, e forse ancor meglio se la stessa fosse stata attuata in un contesto di diversità valutaria europea in modo da consentire ad ogni singolo paese di attuare le misure necessarie.

Ad oggi ci troviamo invece subordinati al carro della Bce, ma è evidente che il nostro Paese è destinato a cogliere le briciole che ci riserverà la svalutazione.

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Fatto 1 di guadagno da svalutazione per l’Italia, la Germania ne guadagnerà molto probabilmente 5, ampliando ulteriormente la forbice all’interno del sistema dell’Euro. In sostanza gli squilibri saranno destinati ad aumentare e non il
contrario in assenza di un’unione politica.

La dimostrazione ce l’abbiamo avuta ieri leggendo i dati della produzione industriale italiana in Gennaio. Il calo è stato impressionante se rapportato alle aspettative, ossia -2,2 su base annua e -0,7 rispetto al mese precedente.

E pensare che a Gennaio la svalutazione dell’Euro c’era già stata in larga parte. Gli effetti quindi sembrano essere molto anemici.

In realtà esiste una diversità tra la svalutazione attuale e quella applicata nel 1992. Ad oggi il tessuto industriale italiano è pressoché inesistente o per lo meno in gran parte delocalizzato, ragione per la quale gli effetti del cambio competitivo diventano pressoché invisibili.

Unica strada per la ricrescita sarà data dai nuovi investimenti, ma in quel caso entrano in gioco i parametri di Maastricht e il famoso fiscal compact.

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