Fondi Europei fuori da Maastricht, boccata d’ossigeno per gli investimenti

Non c’è ancora nulla di certo, ma l’annuncio fatto da Corina Cretu, futuro Commissario alle Politiche regionali, ha qualcosa di rivoluzionario, almeno per i malandati conti italiani. “A novembre si valuterà la possibilità dello scomputo dei cofinanziamenti dei fondi Ue dal Patto di stabilità”, ha dichiarato la politica romena durante la sua audizione-esame di tre ore alla commissione Sviluppo regionale dell’Europarlamento, parte dell’iter per la sua conferma.

Che cosa significa per l’Italia? Che Renzi potrà avere maggiore capacità di spesa, pur mantenendo il rapporto deficit-Pil sotto il 3%. Andiamo nel dettaglio. Ogni anno l’Unione europea stanzia dei fondi di coesione che hanno lo scopo di migliorare le performance economiche delle regioni svantaggiate aumentando i tassi di occupazione e l’integrazione sociale.

L’unione europea ha stanziato nel bilancio 2014-2020 41 miliardi per l’Italia. Ma questi soldi, per essere spesi, devono essere cofinanziati da governo e regioni. Nella legge di Stabilità per il 2014 il cofinanziamento è già stato inserito: 24 miliardi da spalmare nei prossimi sette anni. Le regioni poi ci metteranno altri 17 miliardi per un totale di 82 miliardi da qui al 2020.

Per l’Italia significa mettere a bilancio circa 3,5 miliardi di euro all’anno, soldi che vanno ad aggravare il rapporto deficit-Pil. L’opzione di scomputare il cofinanziamento ventilata dalla Cretu significa ridurre dello 0,2% il rapporto, allontanando l’Italia dalla fatidica soglia del 3% imposto dal patto di stabilità. Se si pensa che le privatizzazioni dei ‘gioielli dello Stato’ quest’anno varranno lo 0,4% del Pil si capisce perché Renzi spinga perché questa opzione vada in porto.

Attenzione però, lo scomputo non significa riduzione effettiva del deficit. I debiti dello Stato continueranno a crescere (quest’anno dovrebbe arrivare al 131%) e dovremo continuare a pagarci gli interessi. Ma il governo avrebbe maggiori margini di manovra e potrebbe investire quei 3,5miliardi ‘risparmiati’ in nuovi stimoli alla crescita o ai consumi. Magari riducendo l’Irap o estendendo gli 80 euro a partite IVA e pensionati.

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