Europa, vacilla il segreto bancario. E il Lussemburgo corre ai ripari, con ‘arte’

In Europa il segreto bancario ha i mesi contati, o quasi. Il governo Svizzero ha fatto sapere di essere pronto ad introdurre una base legale per lo scambio automatico di informazioni riguardanti i conti correnti dei cittadini non svizzeri. E anche il Lussemburgo, che nel 2015 dovrà dire addio al segreto bancario, è già corso ai ripari costruendo un maxi porto franco dell’arte dove non si pagheranno tasse.

Il trend in Europa sembra essersi ormai consolidato. I governi, in temi di vacche magre, stanno dando la caccia con più zelo a privati e società che eludono le maglie del fisco per portare all’estero i soldi. La grande imputata è la Svizzera, che però vuole trovare una soluzione con l’Unione europea: informazioni sui correntisti in cambio di una regolarizzazione per i capitali non dichiarati (in modo da scongiurare il fuggi fuggi) e un libero accesso ai mercati dei servizi finanziari.

In una lettera il ministro elvetico delle finanze, Eveline Widmer-Schlumpf, ha infatti sottolineato la volontà di Berna di introdurre in tempo utile la base legale per lo scambio automatico di informazioni. Le banche svizzere dovrebbero iniziare le rilevazioni nel 2016 ed inviare i dati alle autorità italiane tra il 2017 e il 2018. Nel mirino solo i conti dei cittadini non residenti nel Paese.

Tempo di cambiamenti anche in Lussemburgo, dove dal primo gennaio dell’anno prossimo verrà abbandonato il segreto bancario. Ad annunciarlo era stato proprio l’ex premier e prossimo presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker. “Possiamo senza pericoli introdurre lo scambio automatico di informazioni a partire dal primo gennaio 2015″, aveva detto. Ma il Granducato è corso ai ripari per evitare il crollo degli affari. Nell’aeroporto della capitale è stato aperto un maxi porto franco in cui  custodire, vendere e comprare opere d’arte, lingotti, gioielli, vino ed auto d’epoca. Il tutto, ovviamente, senza tasse doganali ed Iva.

“Il Freeport risponde alle esigenze del mondo dell’arte globalizzato”, ha spiegato Yves Bouvier, il padrino del progetto. “I collezionisti ed investitori non troveranno un posto migliore per albergare, mostrare e scambiare le loro opere e beni di valore in tutta sicurezza”. Un progetto legittimo, ma che per molte Cancellerie rappresenta solo un altro tentativo del Granducato di attrarre i frutti dell’evasione fiscale.

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