Una “povera” idea di sviluppo (II ricerca sui Minibond)

Stiamo continuando a farci la stessa domanda: ma i Minibond sono strumenti di sopravvivenza o di sviluppo?
Dalla nostra precedente ricerca la risposta che emerse fu chiara: sopravvivenza. Allora abbiamo indagato sui titoli ExtraMOT PRO quotati successivamente, dal 14 febbraio al 30 agosto, definendo in maniera più precisa cosa si dovrebbe intendere per “sviluppo”.
Le risorse finanziarie a debito fornite a una impresa genereranno sviluppo se permetteranno all’impresa stessa di aumentare, grazie alla realizzazione del Progetto Strategico che giustifica la richiesta di risorse finanziarie, e nei tempi previsti, la sua capacità di generare cassa in modo da:
  1. pagare il servizio del debito,
  2. restituire la somma presa in prestito,
  3. generare risorse libere come segnale di una sua acquisita indipendenza strategica.
Per cercare di capire se genereranno sviluppo le 35 aziende che hanno emesso titoli di debito, di importi variabili, per complessivi 1.193 milioni di euro e quotati al mercato ExtraMOT Pro di Borsa Italiana nel periodo osservato, siamo andati a vedere le loro stesse dichiarazioni descritte  ne “l’uso dei proventi” contenute nell’unico documento pubblico disponibile: il “Documento di Ammissione”.
Abbiamo scoperto che 4 di queste aziende erano quotate (sul mercato azionario) e hanno quotato i titoli su ExtraMOT Pro, invece che sul mercato loro dedicato, per evidenti motivi di risparmio sulle emissioni. Ulteriori 7 hanno emesso titoli per sostituire il debito bancario che gravava sui loro bilanci. Infine 8 utilities hanno raccolto risorse, che restituiranno in 20 anni, per lavori sulla propria rete idrica che non si capisce come, in un mercato regolamentato come quello dell’acqua, possa soddisfare il terzo requisito della nostra, ma speriamo ampiamente condivisibile, definizione di sviluppo. Il totale di queste emissioni è di 1033,65 milioni di euro corrispondenti a 87% circa del totale.
Sulla possibilità che il rimanente 13% dell’importo generi sviluppo, lascio gli interessati alla lettura del nostro rapporto (disponibile a richiesta inviandomi una email).
Confrontando questi dati con le dichiarazioni del governatore della BCE Draghi, che recentemente sottolineava “Non ci sarà ripresa sostenibile nell’Eurozona senza una ripresa degli investimenti”, è evidente che siamo di fronte ad una misura, i minibond, certamente necessaria ma assolutamente non sufficiente. Gli investimenti infatti sono sì indispensabili ma devono produrre sviluppo nel senso specificato prima. Erogare risorse a loro supporto, senza accertarsi che questo accada, equivale a sperare che basti aprire un rubinetto e aspettarsi che l’acqua che ne esce vada nella direzione “giusta”, ignorando che invece va laddove è più facile che vada (nel caso dell’acqua dove l’attira la forza di gravità, nel caso dei finanziamenti al meglio a ripianare debiti al peggio… non si sa).
Non è migliore, da questo punto di vista, la posizione del Ministro Padoan che in un comunicato stampa del 28 agosto affermava che “lo strumento minibond è ormai decollato” riferendosi alle 26 emissioni del periodo giugno-agosto per un totale di poco più di un miliardo. Inoltre affermava che “Il potenziamento dei minibond rientra nella missione ‘Finanza per la crescita’… per rafforzare e diversificare gli strumenti di finanziamento delle imprese, soprattutto quelle piccole e medie, e favorire così il rilancio degli investimenti”.
Peccato che di quelle 26 le prime 5 hanno emesso per 758 milioni (e fatturano più di 250 milioni di euro quindi non sono PMI secondo la definizione della commissione europea). Se a queste si aggiungono 3 quotate per 58,7 milioni di euro, le 8 utility per 150 milioni, ne rimangono 10 che hanno emesso per 114,4 milioni di euro, il 7% del totale. Ma togliendone una che fattura più di 250 milioni di euro, che ha emesso per 50 milioni, le PMI vere e proprie hanno emesso per un totale di 64,4 milioni di euro, il 6% circa del totale.  Continua…

 

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