
Ci sono fattori psicologici che possono impedire di realizzare risultati migliori sui nostri investimenti.
Gli individui si comportano e prendono decisioni in modo irrazionale in presenza di incertezza, e l’incertezza è una delle caratteristiche dei mercati azionari.
Una delle domande che non bisognerebbe mai smettere di porsi quando subisco delle perdite:
perché ho deciso di comprare o vendere questa o quella azione che ho in portafoglio?
Se acquisto seguendo l’umore del mercato, tutti comprano e i miei amici stanno guadagnando tanto, probabilmente abbiamo effettuato una scelta irrazionale influenzata dagli altri.
Come accade, del resto, anche quando vendo perchè tutti vendono seguendo l’umore del mercato.
I prezzi del mercato azionario sono basati non solo sui valori reali ma anche su fattori psicologici.
Gli psicologi affermano da tempo che è molto difficile rimanere isolati dalla massa.
La convinzione che tante persone non possano sbagliare, ci porta a seguire la massa ed influenza il nostro pensiero (istinto gregario).
Un altro fattore che influenza i nostri risultati in negativo è dato dal negoziare di continuo seguendo il mercato e la massa. Questo è motivo solo di ansia che porta come risultato rendimenti inferiori.
Altro fattore che incide sulla maggior parte degli investitori è avere una fiducia eccessiva nelle proprie capacità. Tendiamo ad attribuirci il merito di un evento favorevole anche se il merito è del caso.
Inoltre, spesso si mantengono in portafoglio tanti titoli perdenti.
Tendenzialmente siamo molto provati dall’idea di subire perdite, un avversione alle perdite che influenza la decisione di tenere o vendere le proprie azioni.
Vendere in perdita è difficile perchè è difficile ammettere di aver realizzato un pessimo investimento, questo ci porta ad acquistare altre azioni per recuperare dalle perdite aumentando il rischio.
Gli investitori vendono azioni in rialzo il doppio rispetto a quelle in ribasso, anche se questo porta a pagare più tasse sul capital gain.
Spesso si hanno molte operazioni di vendita in positivo, ma nel complesso abbiamo più perdite che guadagni.
Questo perchè si vende subito titoli in guadagno e si mantengono a lungo titoli in perdita, ma le perdite crescono e finiscono per prosciugare tutti i guadagni.
Ridurre le perdite e far correre i guadagni vale ancora oggi come consiglio per tutti gli investitori.
Per stabilire la performance del portafoglio solitamente si calcola quanto guadagno o perdo dal momento dell’acquisto.
Il prezzo di acquisto diventa il punto di riferimento perché si pensa di aver acquistato ad un buon prezzo.
Ma bisognerebbe chiedersi, ho acquistato a buon prezzo rispetto a cosa?
Aver acquistato ad un buon prezzo rispetto ai valori massimi non è mai un buon indicatore.
La soluzione è pensare agli investimenti solo nel lungo periodo.
Per ottenere buoni risultati bisogna impostare delle regole prima dell’acquisto.
E se si vuole fare investimenti a breve è necessario fissare un limite preciso alle perdite (stop loss) e non utilizzare lo stesso portafoglio per investimenti a breve e investimenti a lungo termine.
Ultimo fattore da tenere presente è che l’investitore all’inizio controlla spesso, anche più volte al giorno, il proprio portafoglio. E’ naturale che il portafoglio dopo l’acquisto scenda ancora, poichè raramente siamo così fortunati nel comprare ai minimi, ma nel tempo il prezzo sale.
Non controllare il proprio portafoglio ogni giorno, in particolare nei primi mesi, porta migliori risultati. Importante è non cambiare gli obbiettivi di lungo periodo prefissati prima dell’acquisto a meno che non ci siamo cambiamenti significativi sui fondamentali.
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Concordo con le tue considerazioni che dovrebbero prendere una pagina in tutti i giornali.
(anche la gazzetta)
Da un po’ di tempo bisogna che tutto il settore dia un valore al cosidetto “lungo periodo” perchè i sostanziali insuccessi dell’equity degli ultimi 10 anni hanno reso il concetto una barzelletta a cui nessuno crede più e tanto vale abbandonarla da ogni discussione e trattativa.
Salutoni.
Gia Paolo