Senza peli sulla lingua per la disinformazione sulla SEO

Una intervista “degenerata in conversazione” con Andrea Pernici sulla sua campagna “Contro la disinformazione della SEO”.

Negli ultimi giorni prima di Capodanno ho pensato di fare una piccola intervista ad Andrea Pernici a seguito della sua campagna contro la disinformazione sulla SEO.

Andrea Pernici (su Google+) è un grande professionista, che ho conosciuto su Google+, competente e appassionato, che si definisce profondamente SEO e project manager oltre che web developer della community di Giorgiotave.it.

Tutto è nato dall’informazione errata che ha fatto Google, nelle sue guide, su cosa è la SEO, e quindi Andrea ha deciso di spiegare cosa è l’ottimizzazione per i motori di ricerca ed in questo suo articolo ha voluto coinvolgere tanti altri professionisti ed esperti, nazionali ed internazionali, per avere da ognuno di loro una definizione della SEO. Iniziativa a cui ho avuto anche io il piacere di partecipare, provando a dire la mia, su una disciplina così complessa, affascinante ed eterogenea. Consiglio a tutti di leggere l’articolo, difficilmente troverete in un articolo i pareri di così tanti professionisti del settore.

Apprezzo molto le idee di Andrea, e volendo raccontare su questo blog la sua iniziativa, ho pensato di porgli qualche domanda, facendo una piccola intervista. Nella mia idea iniziale avrei voluto porgli delle domande secche per ottenere risposte veloce. Ma l’idea è degenerata subito alla prima domanda. In effetti non mi piacciono i percorsi predeterminati, e già la prima domanda è andata su un altro percorso, facendo evolvere questo post da intervista ad un fantastico colloquio fra amici come se ci fossimo trovati su un tavolo di un bar dopo il lavoro. Anche se poi è avvenuto in più giorni in uno scambio privato su Google+, fra un pranzo ed un cenone, fino alla prossimità del brindisi di capodanno.

drunk baby seo

Dato che da questo colloquio ci volevo tirare fuori un post per questo blog, ho avvertito Andrea che avrei fatto un po’ l’avvocato del diavolo, per provare a tirare fuori qualcosa che non era uscito dal suo articolo. Penso di essere riuscito nell’intento, perché ad un certo punto mi è sembrato di aver aperto una diga, e di essere investito da un fiume in piena di vera passione per questo lavoro.

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